I videogiochi sono arte o la rovina dei giovani?

Recentemente la dipendenza da videogiochi è stata ufficializzata come malattia psichiatrica.

Oggi non voglio soffermarmi sul perchè, nè sul come l’attaccamento al mondo videoludico diventi patologico in svariati casi, piuttosto vorrei soffermarmi sui casi in cui NON è considerabile malattia (ma potrebbe diventarlo).

I più adulti tra i lettori magari hanno figli di età minorenne o addirittura infantile, e sono preoccupati su come la loro chiusura in un mondo digitale possa rivelarsi dannosa per la loro crescita.

In questo articolo vorrei tranquillizzare questi genitori, ma allo stesso tempo vorrei metterli in allarme nel caso in cui i loro figli passino la linea invisibile che separa il sano divertimento dalla patologia.

Infine vorrei rivolgermi anche a coloro che demonizzano questo passatempo (perchè di questo si tratta) e lo etichettano come “rovina” delle nuove generazioni. Mi sento di citare l’illustre Paolo Crepet, che demonizza la digitalizzazione in senso più generico e di cui parlo in questo articolo (Paolo Crepet fa “crepare” le persone? Arroganza contro inettitudine), e che mi sento di definire l’esponente principale di questa categoria di persone, o almeno il più “ignorante” che abbia conosciuto fin’ora in tal senso.

No, ve lo dico subito: i videogiochi non sono la rovina di nessuno, salvo, come ogni cosa, gli eccessi.

Purtroppo i vecchi luminari della psicologia sono influenzati dal fatto che questo passatempo cambi radicalmente la gioventù portando a un “rammollimento” dei giovani, e quindi ricadono nel classico stereotipo del “si stava meglio quando si stava peggio”.

Niente di più sbagliato.

Partiamo, come da titolo, dicendo una cosa: alcuni videogiochi sono arte, e questo è un dato oggettivo, constatabile da chi ha una cultura artistica e classica e conosce allo stesso tempo il mondo dei videogiochi.

Farò degli esempi reali in cui spiegherò quando un videogioco è arte e quando è pura immondizia (giusto per fare felici i detrattori), per adesso limitiamoci a definire i videogiochi in tre macro-categorie.

Ogni gioco ha un suo genere, sottogenere, caratteristica e ambientazione, ma mi sento di ridurre ogni gioco a una o due di queste categorie per avere le idee più chiare.

Ci sono giochi che possono appartenere a tutte e tre le categorie in parte, ma si può identificare meglio in una di esse.

 

1) Free to play con microtransazioni

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Partiamo con i “videogiochi” (anche se tali non li definirei) più pericolosi, ovvero i free to play con micro-transazioni.

Questi giochi sono, come suggerisce il titolo, gratis, e gli sviluppatori guadagnano tramite le micro-transazioni, ossia piccole somme di denaro spendibili dagli utenti per “migliorare” l’esperienza di gioco.

Spesso si tratta semplicemente di accelerare alcune dinamiche per rendere l’esperienza di gioco più appagante e il miglioramento più veloce, ma il più delle volte ci sono dinamiche che oserei paragonare al gioco d’azzardo.

Il giocatore spende una piccola quantità di denaro per ricevere un “baule” o una ricompensa ignota che aiuterebbe a vincere con maggiore facilità contro gli altri.

Maggiore è la spesa, maggiori sono le possibilità di ottenere una ricompensa fortunata e se così non fosse il giocatore è portato a provare e riprovare finchè non ottiene ciò che vuole (ricorda molto le slot machine, no?).

Se decidi di non spendere nulla sarai molto più svantaggiato rispetto agli altri giocatori e di conseguenza avrai meno probabilità di vittoria.

Questi giochi solitamente dilagano nel mondo dei dispositivi mobili. Ricordiamo “Clash of Clans” o “Clash Royale” che hanno un numero di utenti elevatissimo e basano la loro esperienza di gioco su queste dinamiche.

Oppure ci sono i vari “FIFA” su console con la modalità Ultimate Team.

Insomma questi sono i giochi pericolosi che hanno meccanismi che possono indurre alla ludopatia a cui ogni genitore dovrebbe stare attento, senza tuttavia sopprimere l’entusiasmo del figlio (che potrebbe essere causato da una sana curiosità).

 

2) Multiplayer Online e competitivi

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Definirei questa categoria come intermedia, prendendo come esempi i videogiochi più sulla cresta dell’onda, cioè “Call of Duty”, “League of Legends”, “Counter Strike”, “Rainbow Six: Siege” o, in questo momento storico anche “Grand Theft Auto”.

Spesso anche in questi videogiochi avvengono le cancerogene micro-transazioni, tuttavia non modificano del tutto l’esperienza di gioco e a volte aggiungono solo tratti puramente estetici all’avatar o agli accessori del giocatore.

I videogiochi che si basano sul Multiplayer Online potrebbero creare una dipendenza patologica, che però non deriva da meccanismi simili al gioco d’azzardo.

Il videogiocatore tende ad apprezzare la competitività che si crea e grazie a essa è spinto ad automigliorarsi e a diventare via via più forte.

La patologia sopraggiunge proprio quando il videogiocatore mette come priorità il divertimento e l’appagamento che il gioco gli fornisce trascurando caratteri primari della vita reale, come l’igiene, il nutrimento o il sonno.

E’ necessario prendere dei piccoli provvedimenti quando c’è un calo di rendimento nella vita sociale e scolastica/lavorativa, senza tuttavia sottrarre del tutto questa valvola di sfogo. Basterebbe imporre delle piccole regole come il dedicare parte del tempo libero ad altre attività piacevoli che non distaccano del tutto dal mondo reale.

Alcuni di questi giochi sono oggi classificati come eSports, cioè una vera e propria disciplina competitiva (considerabile come lavoro professionistico) che porta i giocatori ad allenarsi anche 12 ore di fila. Questo dimostra che gradualmente è possibile stare davanti a uno schermo senza ripercussioni gravi o permanenti, quindi non è il tempo che vostro figlio impiega davanti a uno schermo a determinarne la patologia, quanto la sua incapacità di distaccarsi dal gioco.

La regola delle due, massimo tre, ore al giorno è molto sterile e spesso potrebbe non portare ad alcun risultato.

Insomma… Questo tipo di gioco potrebbe essere dannoso qualora ci sia un distaccamento quasi totale dalla realtà, che avviene soprattutto in relazione a fattori ambientali come una vita sociale insoddisfacente, problemi di famiglia, episodi di bullismo o mobbing, o altri ancora. E’ pertanto consigliato intervenire prima su questi aspetti e solo in seguito all’attaccamento al videogioco.

 

3) Singleplayer e avventure virtuali

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Finalmente la mia categoria preferita: i giochi definibili arte.

Come esempi più eclatanti cito “The Last of Us”, la saga “Fallout”, “Shadow of the Colossus”, la saga “Metro”, o le nuove avventure grafiche in cui la scelta del giocatore influisce sulla storia e sul finale come “Heavy Rain” o “Life is Strange”.

Parto dicendo che se vostro figlio, vostro nipote o vostro fratello gioca a questo tipo di videogioco è una persona perfettamente sana, anzi è piuttosto sveglio.

Questi videogiochi il più delle volte hanno un inizio e una fine, quindi una loro durata che può variare, al termine della quale il più delle volte il giocatore tende a distaccarsene.

La cosa che potrebbe preoccupare è la quantità ingente di ore che il giocatore passa davanti allo schermo, ma questo è del tutto irrilevante perchè sono questi i giochi che portano la mente di una persona a vivere un’avventura che lo fa crescere in tutto e per tutto, e che gli fa sviluppare un’intelligenza emotiva ineguagliabile.

Non esagero quando definisco questo tipo di giochi un’opera d’arte a 360 gradi, che riunisce arti figurative, letterarie e musicali tutti in un solo prodotto.

Ciò che si avvicina di più a queste avventure al giorno d’oggi è il cinema, che con inquadrature giuste, musiche giuste e una narrazione profonda riesce a suggestionare lo spettatore che nel caso del videogioco diventa il protagonista.

Un tentativo vano di emulazione del cinema? Forse.

Quello che cambia è che il giocatore vive in prima persona esperienze che nella vita di tutti i giorni non vivrà mai. Esperienze che lo arricchiscono psichicamente e intellettualmente portandolo a porsi domande che mai si sarebbe posto se non ne avesse preso parte.

E’ sempre difficile spiegarlo a una persona che non ha mai avuto contatti con questo mondo, ma voglio dirvi che se una persona passa un’intera settimana davanti a uno schermo senza pensare ad altro finchè non finisce il suddetto videogioco significa che la sua mente è in fase di arricchimento.

A scuola, all’università e persino a lavoro nella nostra società certe problematiche passano in secondo piano e spesso siamo spinti all’apprendimento di nozioni sterili e alla praticità.

Esempi?

The Last of Us:
Fino a che punto i nostri affetti ci portano a compiere scelte irrazionali? Dopo la morte di una figlia un uomo è disposto a sacrificare l’intera umanità per un’altra ragazza a cui vuol bene come una figlia?

Fallout 4:
Delle macchine create dall’uomo, con emozioni e un’intelligenza senziente possono essere considerate umane? Un uomo è disposto a sacrificare sè stesso per salvare questi esseri umanoidi con emozioni?

Heavy Rain:
Fino a che punto l’amore per un figlio spinge un padre?

Potrei elencarne almeno un’altra trentina, e un videogiocatore accanito potrebbe elencarne almeno un centinaio di videogiochi così, ed è evidente che in un mondo così standardizzato la nostra umanità viene appagata quando vive queste esperienze.

E’ facile fare di tutta l’erba un fascio e definire tutti i videogiochi feccia, senza un minimo di informazione data da un’esperienza in prima persona, ed è altrettanto facile dire che le ore passate davanti allo schermo potrebbero essere impiegate ad attività più costruttive, ma fidatevi se vi dico che questa tipologia permette di unire l’utile al dilettevole.

Genitori, non preoccupatevi se vostro figlio passa otto o nove ore al giorno davanti a uno di questi giochi, sappiate che potrebbe diventare una persona migliore di chi di queste avventure non ne vivrà mai.

Vi ringrazio per aver letto e vi prego di lasciare un vostro parere o pormi delle domande per avere delucidazioni.
Vi invito inoltre a seguirci sulla nostra pagina Facebook con un “mi piace” per rimanere sempre aggiornati e condividere questo articolo sui social per fare arrivare a tutti queste informazioni utili per la crescita dei giovani.

Post fata resurgemus – Dalle ceneri risorgeremo

fenice

 

 

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